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Fisco, cessione di quote o cessione di azienda?

Pubblicato il 04/11/2016

fisco cessione di quoteCosa comporta dal punto di vista fiscale la cessione dell’intero capitale sociale di una società? Tale cessione è assimilabile alla cessione di azienda?

Il riferimento normativo è l’articolo 20 del Dpr n. 131/1986, che attribuisce preminente rilievo all’intrinseca natura ed agli effetti giuridici dell’atto, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente.

Sulla base di tale disposizione, secondo l’Agenzia delle Entrate la cessione dell’intero capitale sociale di una società è equiparabile, quanto agli effetti, al risultato di una cessione di azienda e, quindi, deve essere assoggettata al medesimo regime tributario.

 

La funzione economica del contratto di cessione di quote (o di azienda)

La definizione degli aspetti fiscali relativi alla cessione dell’intero capitale sociale deve necessariamente fare riferimento alla funzione economica del contratto, ossia allo scopo concreto che lo stesso mira a raggiungere.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, come si è detto, dal momento che sarebbe identica la funzione economica dei due contratti, consistente nel trasferimento del potere di godimento a disposizione dell’azienda da un gruppo di soggetti ad un altro gruppo o individuo, allora anche la cessione del 100% delle quote deve scontare l’imposta di registro in misura proporzionale del 3%.

Tale orientamento è stato ribadito  anche dalla Cassazione, con sentenza n. 8542 del 29 aprile 2016, la quale ha affermato che sulla base degli effetti giuridici dell’atto a prescindere dalla sua forma apparente,

l’Amministrazione finanziaria può riqualificare come cessione di azienda la cessione totalitaria delle quote di una società,

senza essere tenuta a provare l’intento elusivo delle parti

 

Gli effetti giuridici differenti dei due contratti

Sebbene l’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza tendano ad assimilare, quanto agli effetti (anche fiscali) i due contratti, di diverso avviso è la posizione del Consiglio Nazionale del Notariato, espressa nello studio 170-2011/T.

Secondo tale studio, infatti, il risultato giuridico delle due operazioni è del tutto differente.
In particolare, nella cessione di quote la situazione patrimoniale dell’azienda non subisce variazioni e, dunque, l’acquirente acquisisce gli stessi valori iscritti in capo al cedente dell’azienda, mentre nella cessione d’azienda si considera anche il maggior valore dei beni aziendali compreso l’avviamento.

Dunque, secondo il CNN alla cessione di quote si deve applicare l’imposta nella misura fissa di Euro 200, – e non in misura proporzionale -, così come stabilito dall’art. 11 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/1986.

 

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