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L’Amministratore di Sostegno di Comunità. Una proposta.

Pubblicato il 09/04/2020

amministratore di sostegno di comunitàL’esperienza maturata in questi anni in tema di Amministrazione di Sostegno consente di fare alcune considerazioni (e formulare anche una proposta) circa lo stato di salute di questa misura protettiva, entrata in vigore (sembra ieri) addirittura 16 anni fa.

 

I beneficiari

Le statistiche parlano chiaro. Le richieste provenienti da Ats e Ospedali riguardano anziani, spesso di età elevata, normalmente senza reti parentali e amicali, in cui l’incapacità di provvedere ai propri interessi è una conseguenza dell’età. Nelle segnalazioni degli ospedali tale incapacità e, soprattutto, la mancanza di reti di sostegno, si manifesta al momento del ricovero in ospedale mentre le segnalazioni degli ats sono spesso la conseguenza dell’aggravarsi di situazioni già gestite dai servizi sociali medesimi; in queste segnalazioni si evidenziano tanto necessità di cura che di gestione patrimoniale.
Due fattori meritano alcune considerazioni:

Se il trend rimarrà tale, è da supporre che nei prossimi anni le richieste di amministrazione di sostegno (che, si ripete, vedono gli anziani come principali beneficiari) aumenteranno esponenzialmente. Il sistema, però, non sembra in grado di affrontare adeguatamente la questione.

 

Gli amministratori di sostegno

A fronte di una domanda sempre crescente di tutela, la risposta è a tutt’oggi inadeguata. Ci riferiamo, in particolare, alla cronica carenza di amministratori di sostegno, alla costante difficoltà da parte dei giudici di reperire persone disponibili ad assumere l’incarico di ads.

Sempre secondo i dati, a ricoprire la figura di amministratore di sostegno, nella maggior parte dei casi, sono parenti, volontari o professionisti, in particolare avvocati, questi ultimi spesso chiamati ad assistere diverse persone.
Una platea di amministratori non ampia ma estremamente varia e, dunque, tale da inglobare sotto lo stesso contenitore “amministratore di sostegno” preparazioni, sensibilità e disponibilità (anche di tempo) differenti.

Con il risultato che l’adeguatezza della risposta di tutela sia sempre lasciata e dipendente dalla volontà, sensibilità e spirito di dedizione dei singoli amministratori. Con buona pace dei beneficiari.

 

La proposta. Istituire gli Amministratori di Sostegno di Comunità (AdSC)

Lo scenario di fronte ai nostri occhi è preoccupante e sconfortante.
Cresce il numero dei beneficiari ma non altrettanto cresce (o addirittura decresce) il numero degli amministratori, che quando anche disponibili spesso non sono adeguatamente preparati e formati a gestire l’incarico.
In questo contesto, perché non affrontare il problema, come direbbero gli economisti, con una visione strategia di lungo periodo?

L’idea è quella di creare, ed istituzionalizzare (con piccole modifiche e aggiunte al Codice Civile), gli Amministratori di Sostegno di Comunità.

In sostanza, un singolo amministratore chiamato ad assistere un certo numero di persone, possibilmente residenti in una stessa e limitata area geografica.
Questo consentirebbe di “centralizzare” (e così ottimizzare) la gestione dei bisogni (spesso molto simili) dei beneficiari: limitandoci ad alcuni esempi (tratti dall’esperienza) si potrebbe avere un solo Servizio Sociale di riferimento, un solo Caf da contattare, una sola Banca, ecc.
Nello stesso tempo (o forse addirittura in minor tempo) si riuscirebbero ad assistere più beneficiari e in modo migliore.
L’idea presuppone ovviamente una adeguata e solida preparazione (ndr: la buona volontà serve, ma non basta!) delle persone chiamate ad assumere l’incarico, che, – perché no? -, potrebbe addirittura avere diritto ad un vero e proprio compenso (anziché un indennizzo) per l’attività.

Voi cosa ne pensate?

 

P.S.: l’acronimo sarebbe già pronto: AdSC, Amministratore di Sostegno di Comunità

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